domenica 2 novembre 2008

la strada




ho passato un'estate con questo libro nella pila dei leggerò e l'ho snobbato per troppo tempo scoraggiata dalle aspettative che i giudizi positivi e il pulitzer del 2007 avevano creato.

avevo iniziato a leggere "Testa di cane" un romanzo d'esordio di un danese,  Morten Ramsland, leggero e piacevole.. corale.. poi non so perché apro il libro di Cormac.. peso specifico piombo.. impossibile abbandonarlo.. un altro livello di coscienza. Innegabile, il primo ha una ventina d'anni, Mc Carthy 75..
Si rimane lì impietriti dalle dure e confortevoli considerazioni sulla vita proferite per bocca di un uomo e un bambino, padre e figlio, che spingono un carrello in un mondo post- apocalittico in meta verso il sud in un mondo alla fine del mondo.
Cosa rimane dopo che il mondo sarà finito? Mc Carthy senza spiegare come ci si arriva descrive come si snodano i pensieri di chi rimane nella realtà di un mondo che non si rimette insieme e prova e riesce a dire della sopravvivenza come valore e della sopravvivenza come negazione stessa della vita.




“Ce la caveremo, vero, papà?
Sì. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sì, perché noi portiamo il fuoco”.

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